Scartabellando tra vecchie carte mi è ritornato alla luce un manoscritto del 10 gennaio 1981: una canzone che avevo scritto, così di getto, mentre ero all’Ospedale di Vicenza, reduce da una folgorazione elettrica su una linea di alta tensione (robe da matti!). Un’evento che mi aveva sconvolto tutti i programmi, ma che è stato anche una lezione di vita.
1.
Questa ballata che vo ad iniziare
parla di fatti personali
che mi portarono a fare il turista
in tutto il Veneto per gli ospedali.
Ma per fortuna le conseguenze
non furono certo molto serie:
era accaduto che il padre Eterno
volle mandarmi un poco in ferie.
Corre la vita come un treno,
e ti fai centomila affanni,
ci son metri cubi di imprecazioni
per chi ti fa perdere i tuoi programmi.
Ma la morale di questa storia
è quel segreto sorprendente:
che nella vita c’è sempre la gioia
se vivi l’attimo presente.
Ahi! La ballata dell’ospedal.
Ahi! la ballata dell’ospedal;
Ahi! la ballata dell’ospedal:
la storia de chi se fa mal!
2.
Correva il mese di dicembre,
e dopo tanto lavorare
volli andare tre giorni in vacanza
perché ero stufo di pensare.
Ma i problemi per il futuro,
per il lavoro, la professione:
facevo mille appuntamenti;
quasi pensavo alla pensione!
E mi dicevo: “dopo Natale
farò quella lettera, quella riunione,
devo far presto affinché vada in porto
la sospirata professione.”
Ahi! La ballata dell’ospedal...
3.
In una clinica di Betlemme
nacque un giorno un caro bambino.
Era il giorno del suo compleanno,
partii con gli sci e il mio fagottino.
Arrivato su una forcella
splendeva il sole sulle dolomiti,
giocava la neve coi suoi cristalli
sugli alberelli seppelliti.
Cantava il sole sulle pareti,
tessevan le rocce una poesia:
sarebbe stato roba da chiodi
rinunciare a una fotografia.
Ahi! La ballata dell’ospedal...
4.
Ma nell’aria passavan tre fili
d’una linea d’alta tensione:
nella grande e sublime poesia
faceva omeghe l’energia.
Ecco che arriva un’idea geniale:
basta che salga un po’ sul traliccio
affinché nella fotografia
i tre fili non siano d’impiccio.
Ma uno gnomo di bassa statura
con due occhi da aguzzino
esce fuori da dietro un cespuglio
per far proprio uno scherzo cretino.
Ahi! La ballata dell’ospedal...
5.
Sale su un filo con una secchia
e la riempie dii corrente
poi me la versa giù sulla crapa
fin che io non capii più niente.
Ma per fortuna che ogni Ohm
possiede una grande resistenza,
e tutte le spire che ha nella panza
creano elevata induttanza. ‘
Invece il traliccio, poveretto,
la resistenza l’ha quasi zero,
sebbene fosse in parallelo
rimasi attaccato come un pero.
Ahi! La ballata dell’ospedal...
6.
Orpo che ciòca che ho fatto di ampére!
Che male alla testa, che male al sedere!
Mente lo gnomo, giù stravaccato,
se la rideva, quel disperato!
“Or se ti piglio tii infilzo allo spiedo!”
io gli gridavo inviperito
“Ti mangerei più volentieri
del petto di pollo avanzato ieri!”
Ma lui rideva ancor più di gusto,
perché io da quella posizione
appeso alle gambe e in giù con il busto
sembravo uno speck di Bressanone.
Ahi! La ballata dell’ospedal...
7.
Ora bisogna che scenda da basso,
ma la questione è un poco seria:
come si fa ad uscir dalle travi
senza rompersi un’arteria?
Dimenandomi come un lombrico
mi estraggo e scendo a terra,
e con gli occhi stropicciando
mi rendo conto che non sto sognando.
ingrumo tutte le mie strazze
e vo barcollando giù per la neve,
a destra ciompo e a sinistra imbranato,
come chi molto, ma molto, beve.
Ahi! La ballata dell’ospedal...
8.
La lunga marcia verso il paese
è ben descritta da Senofonte;
arrivai al primo abitato
agile e snello come un bisonte.
Ecco che arriva un caro parente
tutto contento di salutarmi;
io mi stravacco sul suo carretto:
“Al pronto soccorso devi portarmi!”
Con la sua auto-caffettiera,
gloriosa Dyane Due Cavalli,
ottima cura digestiva,
attraversiamo monti e valli.
Ahi! La ballata dell’ospedal...
9.
Faccio ingresso al pronto soccorso
bieco e torvo come un orso;
senza parlare un infermiere
mi pianta un ago nel sedere.
La dottoressa con molta premura
guarda le piaghe con ritegno,
ma l’infermiere il mio didietro
l’ha scambiato per tiro a segno.
Quintali di garze e radiografie
confermano tutte l’opinione
che il sottoscritto mentre sciava
s’era beccato una bella ustione.
Ahi! La ballata dell’ospedal...
10.
E qui comincia un’altra storia
che la sorte per ironia
girovagando per gli ospedali
volle iniziare dalla chirurgia.
Sporco e lacero come uno straccio
prima mi portano sulla brandina,
poi per andare a telefonare
mi ci conducono in carrozzina.
E qui cominciano le storie comiche
per le barriere architettoniche:
prova tu da quella posizione
a infilare dentro il gettone!
Ahi! La ballata dell’ospedal...
11.
“O mamma cara, oh, come stai:
Io bene, grazie, Buon Natale!
Solo, diciamo, ci seno dei guai,
sono qui dentro in ospedale.
Dunque, bisogna su in montagna
scaricare le tubazioni,
non preoccuparti, il resto va bene…
Krak! e finiscono i gettoni.
Cosa avverrà all’altro capo del filo
dopo la splendida telefonata?
Mah! Passa manco un’oretta
che la mia gente è arrivata.
Ahi! La ballata dell’ospedal...
12.
Presto, ingrumo ancora le strazze
con la carrozza mi portano via,
meglio a Belluno a fare le ferie
all’hotel Dermatologia.
Dove m’accolgono tutti contenti:
“Oh, finalmente un ustionato!”
Ustione profonda e sopraffina:
medicatevi con Amuchina.
Ed io disteso come un salame
durante la notte di Natale
dicevo al Padre: “Amico mio,
perché mi hai mandato in Ospedale?
Ahi! La ballata dell’ospedal...
13.
So che la strade tue sono infinite,
ma proprio a me dovea capitare?
Ma forse non è che per caso sei vecchio
e qualche volta puoi sbagliare?
Proprio adesso avevo in mente
di fare tante cose belle,
tanto importanti e decisive,
ed or son dentro che vedo le stelle.
E mi pareva che lui rispondesse:
“Tasi, va là che te se ‘n tananai,
per così poco vacilla il tuo amore?
e poi sei tu, ti sei messo nei guai!”
Ahi! La ballata dell’ospedal...
14.
“Tu puoi capire da solo il segreto
perché ogni cosa abbia valore:
io non ti lascio nemmeno se vuoi,
se non vuoi creder son cavoli tuoi!”
Ora mi restano due alternative:
sceglier di credere che il Padre Eterno
abbia un motivo se in ospedale
dovessi stare anche tutto l’inverno.
E la seconda si può immaginare:
pensare a ‘sto cavolo di incidente,
mangiarsi le unghie perché un mese
non sarebbe servito a niente!
Ogni giorno sceglier la prima
non era certo così evidente,
ma solo in quella capisci il segreto
di viver l’attimo presente.
Ahi! La ballata dell’ospedal...
15.
Così continua la ballata:
passano i giorni in ospedale,
sai che l’Hotel Dermatologia
è un ambiente familiare.
Sveglia alle 6 con una brodaglia,
pronti col braccio a fare il prelievo,
e poi ti pelano come un pollastro
con le pinzette il tessuto nero.
Undici e trenta arriva il pranzetto
e l’acquolina ti scappa via
perché con lo steso coltello e forchetta
taglian bistecche e fan l’autopsia.
Ahi! La ballata dell’ospedal...
16.
Presto ritorna anche l’acquolina
con il caffè dell’Angelina,
e al primo piano la stanza, di botto
è diventata il nostro salotto.
Ora di visita: un corpo d’armata
di cari amici mi viene a trovare,
e poi a cena si mangiano scarti
di chirurgia addominale.
A parte gli scherzi quel vecchio tugurio
era una piccola casa-famiglia
dove infermieri, malati, dottori
stavano assieme a meraviglia.
Ahi! La ballata dell’ospedal...
17.
Scocca il rintocco della Mezzanotte,
del nuovo anno è la vigilia:
con la polenta e luganega in flebo
infermieri e malati facean gozzoviglia.
Ma devi sapere che in questo paese
in santa pace non puoi farti male,
ed un bel giorno il “Gazzettino”
scrive un articolo eccezionale.
Dove diceva che un elettrotecnico
appassionato di fotografia
voleva inserirsi nella rete dell’ENEL
non con concorso ma con energia.
Ahi! La ballata dell’ospedal...
18.
Corrono fiumi di telefonate,
gente allarmata, bigliettini,
forse si è perso in mezzo alle poste
solo il messaggio di Pertini.
Quasi il lavoro che mi va in fumo!
Intanto scopro che l’articolista
era lo gnomo di bassa statura
improvvisatosi giornalista.
No! la figura del cioccolatino
non la voglio proprio ingoiare,
e per non fare figure da chiodi
ecco, mi tocca replicare.
Ahi! La ballata dell’ospedal...
19.
Prova il primario a fare un innesto
con la pelle di un suino,
che, come è vero che siamo colleghi,
dovrebbe proprio attecchire a puntino.
Non era il maiale iscritto all’A.I.D.O.,
e la donazione non è regolare;
dunque bisogna fare un trapianto
con pelle d’uomo regolamentare.
Ero convinto di tornare a casa,
ma il primario mi dice: “Pazienza,
sai che l’ustione è stata sì brava,
merita un viaggio premio a Vicenza.”
Ahi! La ballata dell’ospedal...
20.
Col Maggiolino guidato da Giulio
e il botton della porta abbassato
ci riversiamo nel pronto soccorso
dell’ospedale specializzato.
Ecco un dottor con due denti canini
guarda le piaghe con un sogghigno,
con un bagliore di sangue negli occhi:
“Tu ridi pure: è il canto del cigno!”
Lo chiamavano “Estrema Unzione”
il primario di Chirurgia,
egli decise di far sulla coscia
un esperimento di sartoria.
Ahi! La ballata dell’ospedal...
21.
Mi misero in camera con un vecchietto
che ronzegava come un altoforno
mentre di note parea un officina,
egli sembrava un frantoio di giorno.
Lastre, prelievi, elettrocardiogramma,
sangue, antibiotici e vitamine,
finché un bel giorno mi prendon col letto
e mi trascinano giù in cantina.
“Qui al reparto operatorio
se non va bene vai all’obitorio”
mi dice serio l’anestesista
che della sala sembrava il regista.
Ahi! La ballata dell’ospedal...
22.
Tutta tremante un’allieva infermiera
cerca la vena con l’ago spuntato,
ma per lei sembra la caccia al tesoro,
e della mano mi fa il bucato.
Turbe di uomini mascherati
entrano ed escono da una bottega
in atmosfera di grande mistero
se la sghignazzano come una strega.
Poi s’aggirano attorno al tuo corpo
e la pelle ti fa accapponare,
quando un signore dall’occhio assassino
ti fa l’anestesia locale.
Ahi! La ballata dell’ospedal...
23.
Qui la fifa ti fa certi scherzi
mentre il didietro ti fa colabrodo
per le punture, inserzioni, manovre:
te ne vorresti scappare di frodo.
Ma quelle cinghie ti tengon legato
mentre quegli altri ti taglian la coscia.
Tu ti rilassi e pensi al passato,
a un’infermiera con la erre moscia.
Forbici, bisturi, garze, siringhe
mentre gli avanzi se ‘n vanno in cucina,
e poi l’attesa liberazione,
ma sei ubriaco come una mina.
Ahi! La ballata dell’ospedal...
24.
E poi cominci l’esperienza
di stare a letto inchiodato dal flebo,
tutto che brucia: che penitenza!
Non è facile, ora lo credo.
Ma ecco lo scatto: or ti ricordi
della promessa fatta all’inizio.
E ogni cosa allor cambia aspetto,
perché lamentarsi è un nostro vizio.
Passano i giorni disteso nel letto
tra libri, scritti, meditazioni,
e agli amici che vengono accanto
io contagio le dolci ustioni.
Ahi! La ballata dell’ospedal...
25.
Una mattina arriva il primario
sodisfatto della mia agonia,
e con un ghigno non certo bonario
mi promette l’amnistia.
Ancora ciompo e zoppicante
mi rendo conto che la vita è bella:
che grande gioia andare nel bagno
senza penare sulla padella!
Ahi! La ballata dell’ospedal...
26.
Questa ballata così si conclude
ritornando alla cara Belluno
dove la vita continua il suo corso
con la fiducia in un Qualcuno.
Un mese fa, caro Padre Eterno,
a quel paese volevo mandarti,
ora capisco che per ogni cosa
non posso far altro che ringraziarti.
Perché la vita ha sempre un colore
in ogni esperienza, in ogni occasione
tu puoi trovarci una fonte di gioia:
anche se prendi una bella ustione!
Ahi! La ballata dell’ospedal...

