Dagli ozi di Capua al deserto libico
Avevo da poco tempo ultimato il servizio militare a Udine quando venni mobilitato per l’Africa Orientale. Si era verso la fine del lontano 1936. Avevo allora 22 anni. Fui inviato dapprima a Roma, presso l’8° Reggimento Genio, dove rimasi per circa un mese, poi a Capua, dove si concentravano tutti i partenti per l’Africa Orientale.
Quaranta giorni assediati a Bardia
Era l’alba del 17 novembre 1941; un mattino freddo e piovigginoso. Stavo in dormiveglia disteso sulla mia brandina da campo nella mia tenda, quando d’improvviso colpi di artiglieria, sempre più frequenti e più vicini, mi svegliarono completamente.
Dall’Egitto all’India: storie di prigionia
Verso le ore otto venne una lunga fila di autocarri, ci caricarono tutti e ci portarono verso est. Eravamo talmente ammassati su quegli automezzi: tutti in piedi, come bestiame, addossati gli uni agli altri. Fu una tortura quel viaggio. A questo si aggiungeva il tormento della notte precedente trascorsa sotto un diluvio di acqua: affamati, all’addiaccio, nel freddo. Gli autocarri volarono via con il loro bottino di prigionieri.
Fuga da Derha Dun
In un cantuccio di una squallida baracca nel campo di Dehra Dun (India) stavo laboriosamente ingrandendo una minuscola carta geografica dell’India. Attorno a me rumori assordanti di POW (Prigionieri di Guerra); che andavano avanti e indietro senza meta, come uccelli in gabbia. In effetti eravamo tutti uccelli in gabbia, perché prigionieri: chi con la faccia triste e desolata, chi con una grinta dura.
La lunga prigionia in India e l’agognato ritorno
Così a maggio, dopo aver scontato nel campo di Derhadun i 28 giorni di Galabus, venni trasferito all’ala n. 1, dove soggiornai all’incirca un mese. Un giorno gli inglesi radunarono tutte le persone considerate pericolose, e tra queste i fuggiaschi. Ci impacchettarono e ci trasferirono nei campi di Yol.
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