Ricordo di Valentino, alla S. Messa delle esequie
don Rinaldo Sommacal, Belluno, 4 gennaio 1991
Come i fiumi vanno al mare, così ogni esistenza umana corre verso Dio. Vi è giunto anche Valentino Andrich, dopo un lungo migrare da un paese all’altro di questa terra. Lo consegniamo a Dio per mezzo di Cristo oggi 4 gennaio, giorno in cui 42 anni fa i giovani Giuditta e Valentino celebravano le loro nozze.
Non poche volte le Scritture paragonano l’uomo che lascia definitivamente la vita terrena alla sposa che va incontro al suo divin Sposo. Con la mestizia che quest’ora ci porta, ci sia anche la serena certezza che per Valentino sono iniziati i giorni migliori.
Non siamo lontani dai sentimenti di cui era ricolmo l’animo di Marta sorella di Lazzaro. Davanti alla morte la nostra fede si fa dolore vero, preghiera e domanda. La fede non soffoca, ma guida gli affetti. Piangere la morte di una persona amata è umano e cristiano. La fede ci aiuta a trasformare il dolore in preghiera. Dio gradisce preghiere senza egoismo. Marta non chiede per sé, ma per il suo fratello morto. Gesù gradisce questa preghiera e risponde: “Tuo fratello risusciterà”.
È preziosa la preghiera di suffragio. Anche in forza delle nostre suppliche i morti saranno purificati e vedranno la resurrezione gloriosa. Mentre noi che restiamo, siamo invitati a continuare ad amare i nostri cari defunti con i vari suffragi della preghiera personale e liturgica e delle opere della carità e della giustizia.
Godiamo per Valentino che ha portato a termine la sua battaglia. Su questa terra conobbe il conflitto dei conflitti per un vero credente: la prova del dubbio. Preziosa e rara fu la sua fede. Ma il suo spirito di ricercatore e perfezionista era spesso rapito nel travaglio degli interrogativi.
Dalla natura spronato verso la novità, la vita di Valentino fu una continua indagine: le numerosissime conquiste ben presto si trasformarono in trampolini per ulteriori esplorazioni. Il suo non fu un solo muoversi per conoscere i confini del mondo e del finito come Ulisse; a questo unì un fortissimo bisogno, degno dei Magi, di mondi spirituali, di spazi mistici, di aspirazioni trascendenti.
Fu in quella appassionata ricerca che incontrò beatitudine e sofferenza, poiché alle appaganti risposte seguivano le domande e le insufficienti risposte della ragione dell’uomo. Siccome lo guidò una fortissima moralità, il suo cammino faticoso verso la giustizia umana e la verità divina è ben interpretato dal passo del Libro della Sapienza che dice: “Dio li ha provati e li ha trovati degni di sé; li ha saggiati come oro nel crogiuolo”.
Il “crogiuolo” Valentino lo ha sperimentato, sia quando poteva contare su prorompenti energie fisiche, intellettuali e morali, sia quando ebbe responsabilità verso molti e le visse senza piegarsi ai ricatti anzi sfidandoli con rettitudine, sia nel tempo ultimo del declino fisico allorché sperimentò ciò che non volle: la debolezza e la dipendenza.
Con l’aiuto di Dio e dei suoi cari, aiuto divenuto preziosissimo ed estenuante negli ultimi mesi; con la solidarietà e amicizia generosa delle persone sincere il caro Valentino vinse la battaglia e oggi l’oro delle sua limpida esistenza conosce il suo prezzo, pronto a splendere nel “giorno del giudizio”.
Mentre il suo corpo tornerà a Vallada, simbolo dei luoghi che Valentino amò intensissimamente, il suo “io” sarà eternamente in Dio e il patrimonio dei suoi esempi è a nostra disposizione; patrimonio che sarà di tanto conforto ai familiari e per tutti noi lezione e stimolo alle virtù che fanno buona, retta, pia, forte la persona umana.

